ESCLUSIVA - Luca Di Matteo: "Attendo un'occasione. Pescara da B: vorrei rigiocarci! Ho giocato con Dybala, Miccoli, Cuadrado, Muriel e Cavani: vi racconto i loro segreti. D'Aversa allenatore top"

09.09.2021 18:31 di Marco Corradi   vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
ESCLUSIVA - Luca Di Matteo: "Attendo un'occasione. Pescara da B: vorrei rigiocarci! Ho giocato con Dybala, Miccoli, Cuadrado, Muriel e Cavani: vi racconto i loro segreti. D'Aversa allenatore top"

33 anni, la vita che scorre a Pescara e tanta voglia di rimettersi in gioco. Luca Di Matteo, terzino sinistro o esterno mancino del 3-5-2, ha vissuto una carriera che l'ha portato a girare piazze importanti: gli esordi nel "suo" Pescara, il debutto in Serie A col Palermo dei grandi, l'esplosione nel Vicenza dopo aver vestito le maglie di Crotone e Cittadella in prestito. E ancora, il Lecce in Serie A, il Padova, il sogno della Serie B sfumato col Teramo, il Lanciano di D'Aversa, il Latina e i ritorni e al Teramo, da cui si è svincolato al termine della scorsa stagione e dopo un'annata difficile dal punto di vista ambientale. Ora Luca Di Matteo è svincolato e attende un'occasione e un progetto dove poter tornare protagonista, ma intanto si è raccontato ai microfoni di Nicoloschira.com: ecco le sue parole e il racconto della sua carriera. 

PESCARA - "L'esordio con la maglia biancazzurra è stato il coronamento di un sogno. A Pescara ci vivo e ci sono nato, debuttare con quella maglia è stata l'emozione più grande che io abbia mai vissuto. Mi dispiace vedere il club in Serie C, si tratta di una città e una tifoseria che meritano tutt'altri palcoscenici. Anche perchè il periodo recente della Serie C ci insegna che le grandi piazze rischiano di restare impantanati per anni in Serie C: il Bari tenta da anni il salto in Serie B, il Lecce che è salito di categoria quando ci giocavo io ci ha messo sette anni e molte big sono state "imprigionate" nella terza serie. Resto dell'idea che il Pescara sia una squadra da promozione: può giocarsela con quattro-cinque club". 

PALERMO - "Dopo essere esploso nel Pescara, sono stato acquistato dal Palermo che giocava in Serie A e mi sono trovato catapultato in un ambiente di giocatori di altissimo livello e di campioni. Io ero in camera con Kjaer, che era giovane, ma si vedeva che aveva la struttura e la mentalità di un giocatore vincente, confermata alla Roma e al Milan. E poi c'erano Miccoli, Amauri, Balzaretti, Cassani, Pastore, Ilicic. Ero orgoglioso, ho imparato tanto, ho rubato segreti e ho vissuto grandi emozioni debuttando in Serie A e provando a mettermi in mostra in una rosa così forte. Tanti di loro erano giovani, come Cavani che era giovanissimo e aveva 21 anni, ma si vedeva da subito che avrebbero scritto la storia del calcio ed erano pronti per grandi squadre. Era un altro calcio, un'altra Serie A: i giocatori di altissimo profilo erano in tutte le squadre, il livello era altissimo in Serie A o in Serie B. Ora, invece, con l'abbassamento dei costi ci sono altri giocatori di minor livello e forse si guarda troppo all'estero, già nelle categorie inferiori: la crisi fa tanto, il COVID ha flagellato il calcio e la vita di tutti, però alcune società stanno approfittando della situazione per spendere il meno possibile e così il livello complessivo dei tornei si abbassa. Si scommette all'estero sperando nella plusvalenza, ma non sempre va bene". 

I CAMPIONI DEL PALERMO - "Cavani, Miccoli e gli altri big del Palermo erano delle autentiche macchine da guerra. Si allenavano come degli animali, prima e dopo l'allenamento vero e proprio sudavano in palestra, facendo cose incredibili. La voglia di migliorarsi e di crescere dal punto di vista fisico e tecnico, minuto dopo minuto d'allenamento, mi ha ispirato e mi ha fatto migliorare tanto. I veterani del Palermo non volevano perdere neppure la partita a carte della sera prima del ritiro (ride), in palestra si allenavano di continuo, agli allenamenti erano i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarsene. Si vedeva, quotidianamente, la loro fame e voglia d'emergere: puoi avere tutte le qualità del mondo, ma senza la fame e la testa non emergerai mai".

ABEL HERNANDEZ E DYBALA - "Se devo dire un giocatore da cui mi sarei aspettato tanto, e che invece non ha rispettato le mie attese, dico proprio Abel Hernandez (ora alla Fluminense, ndr). Nel Palermo era fortissimo e non ha fatto ciò che poteva fare, si è perso un po': andò in Inghilterra, poi negli Emirati e ha sprecato parte del suo talento. Chi invece ha rispettato le mie attese è Paulo Dybala: era gracilissimo quando arrivò, lo chiamavano picciriddu, ma si vedeva che aveva doti enormi e le dimostra tuttora nella Juventus".

VICENZA E MARAN - "Maran è stato uno degli allenatori più importanti della mia carriera. Mi ha fatto crescere, mi ha dato fiducia nonostante venissi da sei mesi al Crotone e sei mesi al Cittadella in cui non ero riuscito ad esprimermi ed ero stato poco convincente. Sono stato titolare, mi ha valorizzato e mi ha fatto crescere. E il Palermo mi riscattò dalla comproprietà. Sono stato sfortunato, perchè al momento del mio rientro mi sono fatto male al piede, una fastidiosa fascite plantare che mi ha costretto a fermarmi a lungo. E così, sei mesi dopo sono ripartito dal Lecce, tornando in Serie A dopo quattro anni: ho fatto le mie partite, mi sono messo in mostra e sono soddisfatto di quell'esperienza, culminata però prima con la retrocessione sul campo in Serie B e poi con la caduta in Serie C per vicenda extracalcistiche (calcioscommesse, ndr)". 

IL RIMPIANTO - "L'infortunio al momento del mio rientro al Palermo mi ha tolto una grande opportunità. Ero tornato con più forza, dopo una grande esperienza al Vicenza, e sentivo di potermi giocare le mie carte in una rosa importante. Lo stop ha distrutto tutto. E lo stesso vale per il finale della mia avventura al Lecce, dove avevo fatto bene: se fossimo rimasti in Serie A, avrei avuto molte possibilità di rimanere visto che Serse Cosmi mi stimava e mi schierava regolarmente".

SERSE COSMI - "Il mister era una persona molto schietta e sincera, molto bravo a dialogare ed entrarti nel cuore e nella testa: i suoi discorsi pre-partita ti facevano entrare in campo con la voglia di mangiarti l'erba e scavare letteralmente dei solchi in campo (ride). A livello caratteriale era bravissimo, a livello tattico ti dava un'identità ben definita che ti faceva lottare su ogni pallone e difendere molto bene. Non mi ha sorpreso la reazione che ha avuto il suo Crotone, è stata molto simile alla scossa che diede al nostro Lecce e ha fatto lottare i suoi fino all'ultimo pallone".

MURIEL E CUADRADO - "Giocavamo entrambi nel "mio" Lecce. Non mi stupisco della carriera che stanno avendo adesso, avendoli visti ogni giorno: non avevo mai visto due giocatori così, rapidi, con una forza nelle gambe che li faceva sembrare delle molle e grandi doti tecniche a completare il tutto. Non li conoscevo e sono rimasto a bocca aperta, davvero impressionanti. Poi hanno fatto faville: Cuadrado nella Juventus e al Chelsea, Muriel che ha le movenze di Ronaldo il Fenomeno e quando "aveva voglia" era stupefacente. Ha faticato a concentrarsi solo sul campo nei primissimi anni della sua carriera, ma ha trovato in Gasperini l'allenatore che gli ha fatto capire che la continuità a quei livelli è molto importante: incide in ogni match, dimostra sempre le qualità ed è uno dei migliori attaccanti della Serie A. Non mi sorprende ciò che sta raggiungendo, così come non mi sorprende l'evoluzione di Cuadrado, che da noi giocava quasi seconda punta e ora, dopo anni da esterno alto, è tornato terzino: l'ha fatto qualche volta anche nel Lecce, ha tutte le caratteristiche e l'intelligenza tattica per farlo".

TERAMO E IL SOGNO SFUMATO - "Dopo il Lecce torno al Vicenza e vivo l'esperienza al Padova, e poi ecco il Teramo. Con quella squadra, che aveva nomi importanti ed era già pronta in buona parte per la Serie B, abbiamo stravinto il campionato e poi c'è stata una situazione extracampo che ci ha sfortunatamente penalizzato: partimmo in ritiro per fare il torneo cadetto, avevamo una squadra di alto livello riprendendo Donnarumma e Lapadula, trattando Inglese e prendendo giocatori come Empereur, Calvano e Rigione aggiunti all'ossatura dell'anno precedente. Andò tutto diversamente e vedemmo sfumare la promozione per una vicenda non bellissima, che fece tornare il Teramo in Serie C con una penalizzazione e spense il sogno. E poi io sono ripartito dalla Serie B vestendo la maglia del Lanciano, dove mi sono trovato benissimo: conoscevo tanti ragazzi, mi sono espresso bene e ho fatto trenta partite rimettendomi in discussione. Purtroppo siamo retrocessi, ma ricordo con piacere quell'esperienza".

LAPADULA E DONNARUMMA - "Formavano una coppia formidabile. Posso dire di aver giocato con Lapadula e altri ragazzi che sono stati protagonisti in Serie A e ad altissimo livello dopo una grande gavetta, è un motivo d'orgoglio per me. Gianluca aveva un fiuto del gol incredibile, la sua carriera non mi ha sorpreso e il punto di svolta è stato proprio il Teramo: veniva da esperienze tutt'altro che felici, ha segnato tantissimo e dopo che è sfumata la nostra promozione è diventato titolare nel Pescara, segnando a raffica e guadagnandosi il Milan. Tuttora è un grande protagonista del nostro calcio e mi emoziona vederlo protagonista anche a livello internazionale col Perù: ha fatto la scelta giusta e si sta mettendo in mostra con la nazionale che ha scelto e che l'ha scelto. Se lo merita, veniva dal nulla e si è guadagnato tutto con sacrificio, sudore ed impegno. Si merita il meglio, è un bravissimo ragazzo".

L'AMICO MAMMARELLA - "Carletto è un grandissimo calciatore, ed è un mio grandissimo amico. Siamo della stessa città, abbiamo fatto le giovanili nel Pescara e nella Renato Curi qui a Pescara e siamo amici da anni: è stato bello ritrovarsi nel Lanciano, dov'era capitano e mi ha fatto inserire nel gruppo in maniera eccellente, e sono contento di aver imparato da lui. Tuttora ci sentiamo e abbiamo un grande rapporto, cosa che non è facilissima nel calcio, dove spesso i rapporti vanno persi coi vari trasferimenti e col fatto che si sta sempre sul chi va là per i vari trasferimenti. Ho creato grandi legami d'amicizia e grandi rapporti, in questo mondo l'amicizia esiste e può durare per una vita".

CRAGNO - "Con Alessio ho giocato nel Lanciano. Era un grande: umile, lavoratore e come portiere non si discute. Troppo forte, con ampi margini di miglioramento, sempre pronto a imparare e tra i pali è un gatto. All'inizio della sua carriera veniva osteggiato per la sua statura, ma tra i pali è impressionante. Ora è migliorato anche coi piedi ed è un portiere da Nazionale".

I SUOI ALLENATORI - "Ne ho avuti tanti che si sono rivelati importanti. Maran che mi lanciò al Vicenza, Cosmi che mi diede fiducia al Lecce, Ballardini che mi fece esordire e al Lanciano ho lavorato con Roberto D'Aversa. Il mister, che ancora adesso incrocio d'estate a Pescara vivendo nella stessa città, è bravissimo, meticoloso e molto preparato: non mi ha sorpreso il suo approdo in Serie A e non mi hanno sorpreso i buoni risultati del suo primo ciclo a Parma. Nelle fila del Lanciano ha portato grandi risultati e valorizzato tanti giovani. Con la Samp può fare molto bene e dare filo da torcere a tutti: una squadra rognosa, che farà giocar bene e non mollerà un centimetro, aiutata da un grande attacco. Da milanista, spero che dia filo da torcere all'Inter in settimane (ride). Una Samp che tra l'altro ha in attacco Ciccio Caputo, che ho sfidato spessissimo in Serie B: mi ha sorpreso il modo in cui venne trattato al Bari, è un finalizzatore e un giocatore fortissimo, che meritava la Serie A e va sempre in doppia cifra".

LA SERIE A - "Lo scudetto quest'anno è alla portata di tante squadre. Ci sono 6-7 formazioni che se la giocano alla pari: Lazio e Roma si sono rinforzate, hanno preso allenatori di caratura internazionale e possono dare filo da torcere da Inter, Juve e Milan. I rossoneri sono cresciuti tantissimo e sono maturati, possono vincere. La stessa Juventus non mi sembra solida com'era un tempo, ma può vincere con Max Allegri".

LA SERIE B - "Non mi sarei mai aspettato di vedere Gigi Buffon in Serie B. Sappiamo che lui ama le sfide e ha fatto una scommessa che vuole vincere a tutti i costi: il Parma si giocherà la Serie A fino alla fine con tante squadre, Monza e Benevento su tutte, ma occhio al Cittadella e ad altre formazioni "da playoff. Tra l'altro, posso dire di aver battuto Gigi col mio Lecce: ero in panchina, ma vincemmo con quel gol di Bertolacci, che rubò palla dopo un retropassaggio a Buffon, che cercò di dribbarlo senza esito facendo facendosi soffiare la sfera".

MANCOSU E L'ADDIO AL LECCE- "Marco è un ragazzo speciale, un uomo vero. Una persona che ha dato tanto, sia come uomo e persona nello spogliatoio, che come giocatore. Trascinatore negli anni bui della Serie C col Lecce, ha tirato la carretta in Serie B e in Serie A e non mi aspettavo che andasse via perchè era un'istituzione in quel club. Hanno fatto una mezza rivoluzione, cambiando tutto e ringiovanire la rosa e se n'è andato. L'ennesima bandiera che è stata ammainata in quest'estate di calciomercato".

SERIE C - Il livello si è sicuramente abbassato molto rispetto a qualche anno fa. Le nuove regole che hanno inserito, sommate alla crisi post-COVID, hanno abbassato la qualità delle rose e alcune formazioni medio-basse sono formate da ragazzi giovanissimi e con un'esperienza tutta da costruire. Ci sono tre-quattro squadre per girone che sono candidate forti a vincere il campionato, poi c'è tanto divario: le formazioni di medio-basso livello daranno filo da torcere, ma fino a un certo punto. Vedo un ampio divario. Pescara, Catanzaro, Bari sono alcune delle formazioni da promozione, con giocatori esperti o di categoria superiore. Stesso discorso per il Padova, che ci prova da svariati anni al Nord e mi sembra nell'anno giusto per ritrovare la Serie B. Una sorpresa? Il Monopoli lavora bene da anni, è una mina vagante, ma nel girone C ci sono tantissime formazioni di livello e piazze con grande storia: Palermo e Catania, per citare altre due piazze che sono rimaste "bloccate" in Serie C". 

FUTURO - "Al Pescara ci sarei tornato volentieri, volevo chiudere il cerchio della mia carriera, però non ci sono possibilità in questo momento e non c'erano i presupposti. Ci stiamo guardando intorno e valutiamo le possibilità: mi sento bene e dopo due anni che non ho passato benissimo vorrei rimettermi in gioco. C'è già stato qualche sondaggio, qualche pour-parler e qualche chiacchierata, ma con queste nuove regole sui giovani non è facile. Rischio di dover ripartire dalla Serie D? C'è, c'è tutto. Sto vivendo un momento che non mi era mai capitato prima, ma voglio ripartire con forza ed entusiasmo da un progetto che possa consentirmi di esprimermi: negli ultimi due anni ho vissuto momenti che non auguro a nessuno. Cosa mi aspetto? Ho tantissima voglia e scalpito per giocare. Vengo da due annate in cui non sono riuscito a mettermi quasi mai in mostra: nella prima venivo da un infortunio al tendine, mi allenavo anche di notte per rientrare e ci ho messo cinque mesi a recuperare. L'anno dopo sono ripartito, ma mister Paci nel Teramo mi ha messo un po' i bastoni tra le ruote non dandomi mai la possibilità di mettermi in mostra. Ho dato il mio contributo, ho lavorato duramente non saltando neanche un allenamento, ho aiutato la squadra e ho la coscienza pulita. Chi legge i dati pensa che io abbia fatto 15 partite in due anni perchè non sto bene, ma posso dare ancora tanto e voglio dimostrare a tutti ciò che valgo".

© 2021 Nicolò Schira